“Questi sì che son problemoni…”

“Questi sì che son problemoni…” è un commento, lasciato da uno dei miei amici, sul mio profilo di facebook. L’ho rimosso ieri mattina perché non avevo nessuna intenzione di far partire una polemica. Mentre cliccavo su “elimina” una vocina diceva “stai censurando qualcuno”. Ho ucciso la vocina, avevo troppa ragione.
Per chi ancora non ha capito di cosa sto parlando, si tratta di un cartello affisso da un comune, chiaramente erotico.

manifesto erotico

Il mio racconto comincia un po’ prima. Qualche giorno fa, in gita a San Miniato Basso vedo il manifesto incriminato ed esclamo: “C’era bisogno di una con le mani nel pacco?”. Poi vado a prendere l’aperitivo.
Ieri vedo che Invertising posta questo articolo linkato sopra sulla sua pagina Facebook, e condivido.
Mi sento sollevato dal post di Invertising, perché è riuscita a ritirare fuori una cosa che avevo pensato e immediatamente rimosso, stufo di fare questione su tutto e sempre.
Arrivano due commenti sul mio profilo: uno è di un fotografo che informa dove ne ha visto un altro (sempre a San Miniato Basso), ed uno recita: “Beh… Questi sì che son problemoni”.
Ecco, vorrei prendermi un centinaio di righe per rispondere a questo commento al di fuori di facebook, cercando di andare oltre alle cose so tiny & so smart che vanno tanto di moda in questi anni di microtutto.
1) Su facebook la buona educazione dovrebbe frenare i polemichini che non sono d’accordo con una affermazione che leggono sul profilo altrui. Prima di tutto perché si dà un’immagine di se stessi antipatica e spiacevole, secondo perché la logica è quella degli “amici” e non dei “rompiscatole”.
2) Se al punto 1) avete pensato “ma la vita è fatta anche di battibecchi, non bisogna frenare la discussione”, vi ricordo che fuori da facebook c’è ancora una vita, nonostante a volte questo concetto ci sfugga.
3) Entriamo nel merito. Mi rifiuto di parlare dell’argomento “Donne e Pubblicità” con qualcuno che non ha ancora visto il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo.
4) Bisognerebbe stare attenti a non confondere il bigottismo ipocrita che non vuole nudi, baci, carezze, effusioni, parole che ricordano le feci e gli organi genitali eccetera, con l’esigenza di una donna di essere rispettata.
5) E’ vero. Affrontare un tema per volta disperde le energie. Così quando si parla di ecologia si dovrebbe parlare anche di industria, quando si parla di cultura si dovrebbe parlare anche di finanza, e servirebbe un filo conduttore di tutti questi argomenti, in grado di non far partire la “battaglia delle urgenze” (riconducibile alla voce “la fame nel mondo è peggio”). Un’idea di dove sia stato nascosto quel filo ce l’ho, ma non è questa la sede per parlarne. Però se qualcuno solleva una questione, grande o piccola che sia, non è necessario dire qualcosa, magari a caso, solo per il gusto di sentir battere le dita sulla tastiera. Anzi, oltre che non necessario è proprio sciocco.
6) A questo proposito si leggano anche “La depilazione” su “Il vernacoliere” di questo mese e questo articolo su l’Unità. Nella versione cartacea c’erano più esempi, così imparate a non comprare mai un giornale!