DIAFRAMMA AL LAPSUS
Sarò molto onesto, come è giusto che sia quando si parla di emozioni, sentimenti, poesia quindi musica: non conoscevo i Diaframma, se non di nome.
Accade che un intenditore di musica scrive un bellissimo articolo sulla mia band e, nella parte in cui cerca tra le nostalgie anni ’80, cita i Diaframma.
Incuriosito ma scettico, traviato in negativo dalle informazioni sonore apprese da youtube (per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa), arrivo al Lapsus ed assisto al concerto. Diffidente: è raro che qualcosa mi colpisca o mi emozioni al primo impatto; solitamente apprezzo le cose soltanto quando si trasformano in ricordo oppure vedendole una seconda volta (Pavese: vediamo le cose la prima volta, solo la seconda volta che le vediamo).
Invece i Diaframma mi colpiscono immediatamente. Il timbro baritonale, che qualche volta graffia con un urla mai sbracate, di Federico Fiumani è all’altezza dei suoi testi. Ha carisma da vendere, ricomprare, rivendere ad un prezzo più alto: ce ne fossero. Ha stile, si muove bene, suona bene ma non perfetto, onestissimo: questo è il dato più importante. Il pubblico lo capisce e partecipa. Ed è mercoledì e siamo a Torino: miracolo.
Sono ‘solo’ in tre, ma suonano pieni, compatti, grossi, precisi. Non c’è bisogno di altro, di fronzoli, orpelli, strumenti aggiunti: molti ragazzini dovrebbero imparare a togliere, dovrebbero imparare e basta.
Ma, oltre a questi convenevoli (seppure entusiastici) da recensione qualsiasi, mi piace sottolineare l’aspetto più importante. Come accadeva, per esempio e per fare un nome noto a tutti, per Robert Smith dei The Cure, Federico Fiumani incarna perfettamente quello che fa: per qualche istante non c’è distanza tra uomo ed artista, vita ed esibizione. Chi ascolta lo assorbe subito e senz’altro.
Che grande serata, cazzo.
Simone Cutri
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